CicloMercato 2025, Martijn Tusveld con tanti punti interrogativi sul prosieguo della carriera dopo la mancata conferma della Picnic PostNL: “Mi concentrerò sui miei studi e in questi mesi penserò se voglio ancora correre”
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Tra coloro che hanno iniziato il 2025 senza un contratto in mano c’è anche Martijn Tusveld. Passato professionista nel 2017 con la Roompot e dall’anno successivo entrato a far parte dell’allora Team Sunweb, il neerlandese ha militato in quella che è poi diventata dsm-firmenich-PostNL (ora Picnic PostNL) fino a poche settimane fa, quando la squadra non lo ha confermato per la nuova stagione, non rinnovandogli l’accordo in scadenza. Il 31enne, zero vittorie tra i professionisti, ma una carriera trascorsa al servizio dei compagni, si è così ritrovato nella stessa situazione di altri corridori rimasti a piedi perché hanno ottenuto pochi punti UCI proprio a causa del lavoro svolto per altri, anche se il team ha spiegato che la mancata conferma è dovuta al fatto che in rosa “ci sono troppi corridori con le caratteristiche” di Tusveld.
Per il classe 1993 una motivazione difficile da accettare, soprattutto dopo le prestazioni offerte nel 2024: “Prima della stagione, la direzione della squadra mi ha detto che non dovevo più essere importante solo nelle tappe di montagna, ma anche in altre aree: tenere in posizione i compagni e i lead-out”, ha spiegato il neerlandese a Wielerflits. Nel primo caso, il suo lavoro è stato particolarmente prezioso alla Liegi-Bastogne-Liegi: “Forse la gente non se lo ricorda, ma c’è stato un grosso incidente all’inizio della corsa. Mathieu Van Der Poel e Tom Pidcock, tra gli altri, sono rimasti indietro. Il mio compito era quello di tenere davanti Romain Bardet in quella fase, e ci sono riuscito. È stato fondamentale, perché tutti quelli dietro hanno corso alla morte. Romain ha ottenuto il miglior risultato per la nostra squadra: secondo“.
Anche nei mesi seguenti le sue prestazioni sono state fondamentali per i compagni di squadra: “[Alla Vuelta a Burgos] Ho lasciato Max Poole a 4,5 chilometri dall’arrivo nella tappa di montagna. Ho anche tirato due volate per Pavel Bittner, una delle quali a 150 metri dall’arrivo, che ha vinto lui. Sentivo di essermi già assicurato il prolungamento. Soprattutto per il mio ruolo nella quinta tappa della Vuelta a España, che Pavel è riuscito a vincere“.
Due settimane dopo la Vuelta, però, la squadra gli ha comunicato il mancato rinnovo: “E questo mi infastidisce. Non lo capisco nemmeno io, perché penso di avere il mio valore per la squadra. Puoi sentirti importante e ricevere un sacco di complimenti da corridori e allenatori, ma sei in balia di altri per queste decisioni. È una sensazione di impotenza. Ho lavorato duramente e ho continuato a migliorare. Ero sempre al posto giusto e non mi sono mai trovato in difficoltà“.
“Rimane doloroso il fatto che al momento non posso farci nulla – ha proseguito Tusveld – È difficile affrontarlo, ne soffro molto. In realtà, si preferirebbe smettere nel momento in cui si decide di farlo da soli. Che si possa ‘semplicemente’ dire addio nella propria ultima gara, magari facendo venire qualche amico per festeggiare l’ultima corsa. Al Lombardia ho corso una delle mie migliori gare di sempre. In quel momento, in sella alla bici, ho pensato: ‘Questa non potrà mai essere la mia ultima corsa’. Ora, con il senno di poi, è molto triste. È molto difficile quando vuoi continuare a goderti il ciclismo, ma non c’è più niente da fare. Soprattutto ora che le gare ricominciano”.
Negli scorsi giorni è infatti sfumata anche l’ultima opzione rimasta, la Ineos Grenadiers, che ha invece annunciato l’arrivo di Caleb Ewan: “Hanno esitato a lungo prima di occupare il posto lasciato vacante da Pidcock. Io ero la prima opzione. Inoltre avevano solo 27 corridori, un numero piuttosto ridotto per un programma WorldTour”.
Il futuro agonistico del 31enne è quindi molto incerto: “Ora sto valutando se posso fare il mio tirocinio di due o tre mesi, in modo da finire i miei studi di psicologia. Adesso ho tempo per farlo. Probabilmente finirò i miei studi entro un anno. Dopo di che, vorrei continuare a lavorare nel ciclismo, e al termine degli studi vorrei anche studiare psicologia dello sport. Ho già intenzione di creare un sito web per offrire mental coaching per i giovani corridori. Ne sto già curando uno. Ma è un po’ un cambiamento“.
Questo significa la fine della carriera per il neerlandese? “Ho valutato di correre in Asia, ma era difficile trovare posto. Ora sembra che non ci sarà nulla da parte di una squadra professionistica. Per ora, mi concentrerò sul mio tirocinio e in questi mesi penserò se voglio ancora gareggiare. Ho avuto un buon anno e per questo è difficile smettere ora. Negli ultimi anni ci sono stati molti esempi di corridori che hanno trovato una nuova squadra dopo l’inizio della stagione. In ogni caso, mi terrò in forma nel prossimo periodo. Il ciclismo è la cosa che preferisco. Finché potrò continuare a farlo, lo farò. Terrò aperte le opzioni”.
In ogni caso, il classe 1993 non è troppo arrabbiato con la sua ex squadra, che al contrario ringrazia per avergli dato l’opportunità di correre ad alti livelli per anni: “Vorrei cogliere l’occasione per dire che sono grato alla Picnic PostNL e ai suoi predecessori per avermi permesso di essere un professionista WorldTour con loro per sette anni. Speravo davvero che sarebbe finita in modo diverso“.
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